Questo articolo è stato letto 1164 volte
cro1

Quale sarà il futuro di CRO, ancora Popolare di Bari o qualche sorpresa è all’orizzonte?

Siamo alla prima decina di marzo e ancora non si sa nulla del prossimo futuro delle quote residue della CRO ancora in mano alla Fondazione.  Da Bari avevano ribadito che il tutto si sarebbe concluso entro la fine di questo mese e invece ancora buio pesto. E’ strano perché i soliti bene informati già si sarebbero scatenati nel totocosti.  Buio pesto!

Cosa succede? Non si sa bene, certamente i vertici della Fondazione hanno già chiarito che vogliono cash,  anche se la clausola “ai prezzi di mercato” sarebbe stata cancellata con un colpo di penna negli accordi tra Fondazione e Popolare di Bari.  E allora qual è il prezzo?  Sicuramente quello che si evince dai bilanci della banca orvietana, ma allora i tempi si allungheranno inevitabilmente. Intanto la stessa Fondazione ha ordinato una due diligence per conoscere l’esatta valutazione delle quote che in bilancio sono iscritte a 20,8 milioni di euro.

Nel frattempo è cambiato il sentiment nei confronti delle banche popolari in generale e delle banche locali. Nel 2015 erano i campioni del sistema creditizio italiano, oggi, dopo Banca Etruria, Carife, Carichieti, Popolare di Vicenza, Veneto Banca, MPS tutto è cambiato. Da Palazzo Chigi, da Bankitalia spingono per un nuovo round di aggregazioni ma ancora è tutto fermo in attesa che vengano pubblicati i bilanci per poi, forse partire. Nel frattempo anche Popolare di Bari è praticamente obbligata a cambiare pelle dalla riforma delle popolari. D’altronde oggi le azioni non quotate, quelle in autovalutazione, non convincono più i grandi investitori e anche i banchieri tra di loro non si fidano perché ormai è chiaro che sotto sotto ci possono essere magagne pericolose per la solidità delle aziende stesse. Tanto per capire meglio di questo tipo di titoli nel portafoglio di famiglie e imprese ce ne sono 16 miliardi. La sola Popolare di Vicenza ne ha messi sul mercato 3,7 miliardi e la Popolare di Bari 1,3 miliardi, secondo una ricerca di Consultique pubblicata dal quotidiano Libero nei giorni scorsi.

Nulla di preoccupante, è chiaro, ma ora Bari, che ha comunicato di voler entrare come partner di maggioranza nella nuova Carichieti, dovrà trasformarsi in SpA e probabilmente ricercare un istituto di credito con il quale convolare a giuste nozze; e Orvieto? Orvieto potrebbe non essere più così strategica e dunque essere sacrificata sull’altare di nozze. E chi potrebbe essere interessata alla Cassa di Orvieto? Qui nascono le ipotesi, per ora solo ipotesi, con la Popolare di Bari sempre in pole per le quote ancora in pancia alla Fondazione. Se poi la corte non dovesse andare a buon fine allora si aprirebbero scenari che potrebbero portare l’istituto orvietano ad entrare nell’orbita di qualche popolare già lanciata nell’olimpo del panorama creditizio italiano e del nord, a meno che lo stesso istituto non decida di sterzare direttamente su Bari certamente con un sacrificio maggiore dal punto di vista economico ma che potrebbe anche giocare la carta del concambio per risparmiare qualcosa e ritrovarsi anche la CRO in pancia con una quota di controllo stabile.

 

Comments

commenti

Powered by Facebook Comments

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>