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Una proposta pratica (e diversa) per mettere a reddito gli asset del territorio: il Museo del Corteo Storico di Orvieto

Che Orvieto sia stracolma di frecce al suo arco dovrebbe ormai essere chiaro a tutti. Dovrebbe essere altrettanto evidente che finora noi orvietani non siamo stati in grado di lanciarle. Siamo culturalmente abituati a definire delle impostazioni puramente concettuali, a ragionare sulle idee, ma non siamo in grado di “vettorializzarle”, mandandole nella direzione della concretezza commerciale, per generare economie redditizie e costanti per il benessere del nostro territorio, che tanto ne avrebbe bisogno. Siamo campioni mondiali nella spaccata del capello, ma siamo totalmente a digiuno di senso pratico, pragmatico e di capacità operativa. È un problema culturale, inteso sia in senso generale, sia nel senso che ci manca la cultura del marketing, perché in passato non ne abbiamo avuto bisogno, visto che si campava di rendita, sia perché la storia della nostra imprenditoria non è esattamente quella di un soggetto dinamico, competitivo e aperto alle novità del mondo. Non parliamo poi della politica, che ci ha messo il carico da undici. A volte sembra che sia addirittura brutto parlare di aspetti commerciali, come se non fosse “elegante”. Ma anche il purista dell’eleganza si deve rendere conto che “senza denari”, come dicevano gli Squallor, “so’ cazzi amari”. Mettiamocelo in testa: concetto e vendita non si escludono a vicenda. Anzi, si completano. Uno senza l’altro ha poco senso. Senza il concetto manca la sostanza, ma senza la vendita il concetto rimane soltanto potenzialità inespressa. Scendiamo nel pratico. Da un po’ di tempo ho un’idea che mi frulla per la testa, e che vorrei condividere. A prescindere dal fatto che si sia o meno d’accordo con la proposta che descriverò di seguito, sarebbe per me importante far capire il paradigma entro cui oggi ci si deve muovere per dare senso a ogni idea o asset da valorizzare. Vorrei cercare di far capire che l’approccio, gli obiettivi e il metodo non potranno più prescindere dal mettere a sistema l’aspetto concettuale con l’aspetto commerciale. Il presupposto è questo: Orvieto, da un punto di vista degli asset, è come un iceberg. 9/10 sono nascosti. E in questo 90% secondo me ci sono senz'altro anche i costumi del corteo storico. E l'idea è questa: creare un museo del Corteo Storico di Orvieto, declinato secondo alcune connotazioni particolari. Attualmente i costumi del corteo storico sono una miniera d’oro tenuta in cantina. Si discute se sia preferibile far uscire il corteo di mattina o pomeriggio. Io credo che sarebbe invece il caso di “farlo uscire” tutto l’anno. L’idea di fondo è quella di mettere in bella vista tutto quel popò di roba che abbiamo a disposizione e utilizzarla per generare un flusso costante di denaro da riversare nelle casse del comune, delle attività artigianali di qualità del centro storico e dell'associazione stessa del corteo, senza considerare gli effetti benefici indiretti sull'economia locale. L'impostazione potrebbe essere questa: creare un percorso in DUE FASI, l'una propedeutica all'altra, e così organizzate: 1. Un viaggio attraverso non una presentazione asettica dei costumi, ma un'immersione nella quotidianità della vita dell'epoca del corteo (senza discettare troppo sulla veridicità dei costumi stessi), con i suoi momenti economici, politici, culturali e popolari. I temi potrebbero essere anche variati periodicamente, per creare scene di vita sempre diverse e quindi creare un rinnovamento che sarebbe oro per le attività di marketing. Chi entrerebbe si troverebbe dentro a vere scene di vita, come se vi partecipasse realmente. Tra gruppi di persone che parlano, che discutono di politica, che realizzano opere d'arte, che vendono merci, che fanno acquisti... Insomma, un vero “storytelling”. Per ogni “blocco narrativo” si potrebbero integrare ad esempio dei QR code per approfondimenti online di varia natura (armi, costumi, oggetti, personaggi, aspetti di vita...) o perché no, per acquistare subito le riproduzioni di quando si sta vedendo al momento, grazie all'integrazione del museo con una piattaforma di ecommerce da creare ad hoc. Sarebbe interessante anche sperimentare delle integrazioni tecnologiche che hanno oggi grande appeal. Non penso solo a video e a musiche di sottofondo che creino il giusto impatto emozionale, ma ad esempio all'utilizzo della realtà virtuale. Insomma l'obiettivo del 1° tempo sarebbe quello di creare con la narrazione un profondo coinvolgimento emotivo dei visitatori. 2. Tale coinvolgimento sarebbe centrale per ottimizzare la seconda parte, il 2° tempo del percorso. Con uno stacco netto rispetto alla parte prettamente museale, si entrerebbe in uno spazio dedicato alle botteghe artigiane di qualità locali, che potrebbero disporre ognuna di una teca con vari espositori in cui presentare i loro prodotti, magari creati ad hoc per i temi del corteo storico e del suo contesto storico-culturale. Riproduzioni di armi, oggetti di uso quotidiano (scodelle, tazze, utensili...), gioielli, merletti, stemmi, prodotti enogastronomici..., acquistabili immediatamente pagando alla cassa. Sarebbe una sorta di “trattamento” del tipo: “entri (e paghi) -> con la narrazione ti “pompo” la cosa e ti racconto delle storie coinvolgenti -> prima di uscire passi per forza nello shop e acquisti i prodotti del territorio. Lo spazio potrebbe essere dato agli artigiani a costo zero, magari semplicemente in cambio di una commissione sulle vendite. Questo genererebbe economie a più livelli: Il costo del biglietto di ingresso, la vendita dei prodotti appena dopo l'esperienza (momento perfetto per vendere!), la vendita anche successiva attraverso la piattaforma di ecommerce creata su misura. Per dare un’idea più plastica del progetto ho preparato un bozzetto di riferimento per far meglio capire la struttura e il funzionamento del museo: riscaldati1 Tutto questo potrebbe essere un “prodotto” da inserire, insieme a tanti altri da creare (gente, abbiamo l'imbarazzo della scelta, bastano competenza e fantasia per crearne a decine) all'interno di più ampi pacchetti turistici, magari da collegare a altre opportunità esperienziali, nonché ad eventi da creare e distribuire lungo tutto l'arco dell'anno. I pacchetti creati (ma anche le singole visite al museo) dovrebbero poi essere oggetto di attività di marketing e di vendita su misura, sfruttando tutta la varietà di canali ad oggi disponibili. Quindi, in estrema sintesi: bisogna integrare il concetto col prodotto. Oggi bisogna essere competitivi, e per esserlo bisogna ovviamente disporre delle adeguate potenzialità, ma bisogna soprattutto renderle fruttuose. Saperle impacchettare, infiocchettare, renderle su misura per i target che si vogliono intercettare e soprattutto visibili e facilmente acquistabili. Il concetto è tanto semplice quanto pesante: se i soldi girano si creano le economie e ne beneficiano i territori a più livelli. Altrimenti si sprofonda lentamente, tutti. Perché la concorrenza è spietata e noi siamo tutti nella stessa barca. E finché rimarremo solo su un piano concettuale del tipo “venite da noi perché siamo genericamente belli, bravi e accoglienti” poco lontano andremo.

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