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Alberto Villani, presidente della Società Italiana di Pediatria, dalla bronchiolite alla professione di pediatra

Il professor Alberto Villani, neo-presidente della Società Italiana di Pediatria e responsabile dell’unità operativa complessa di pediatria generale e malattie infettive dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, è stato uno dei protagonisti del convegno che si è svolto il 28 e 29 gennaio ad Orvieto.  A margine del suo intervento Alberto Villani ha sottolineato alcune problematiche sia scientifiche che della professione di pediatra oggi. La sua relazione si è incentrata sulla bronchiolite, perché è così importante come patologia neonatale? E’ importante la prevenzione di tutte le malattie respiratorie, ma la bronchiolite in maniera particolare perché si è scoperto che può avere conseguenze anche nell’adulto. Che incidenza ha? E’ forse la malattia più frequente nei primi 3-6 mesi di vita non solo in Italia ma nel mondo. Quali sono i sintomi? Difficoltà nel respirare, tosse e alcune volte, febbre.  Come sintomo respiratorio ricorda quello che viene riscontrato nell’asma quindi auscultando il torace si sentono rumori particolari. Quali sono le altre patologie che hanno un’alta incidenza nel neonato? Nei bambini molto piccoli sono le infezioni e sicuramente le patologie dell’apparato respiratorio. Perché è così importante la bronchiolite per quanto riguarda le affezioni dell’apparato respiratorio? Sottolineo che tutte le affezioni dell’apparato respiratorio sono importanti.  La bronchiolite lo è in maniera particolare perché abbiamo notato che va ad alterare la struttura del polmone e questo può dare degli esiti a distanza.  Alcuni di questi esiti sono ben documentati come ad esempio l’insorgenza dell’asma nei bambini che in età neonatale hanno avuto la bronchiolite.  Ma particolare attenzione va data all’incidenza in età adulta.  L’alterazione del polmone, infatti, può dare una funzionalità respiratoria ridotta nell’adulto.  Ecco perché è importante la cura immediata della bronchiolite nel neonato. Parliamo ora della professione di pediatra. Qual è la situazione oggi? Sicuramente ci sono delle serie criticità dovute alla difficoltà di avere un adeguato ricambio generazionale.  Nel 2016 sono andati in pensione circa 100 pediatri mentre dalla scuole di specializzazione sono arrivati 350 nuovi medici con un gap di ben 600 unità.  Se si continuerà così nel giro di pochi anni i pediatri si dimezzeranno con effetti fortemente negativi sia negli ospedali che sul territorio. La soluzione è apparentemente semplice, si chiama programmazione.  Ma non c’è solo questo; si deve anche arrivare a nuovi modelli organizzativi che assicurino un’assistenza sanitaria adeguata ai bambini visto che il pediatra è una figura specialistica insostituibile per le sue chiare peculiarità. Non vorrei fare il sindacalista, ma la mancata o errata programmazione è un male generale di tutta la sanità italiana ed è presente in tutte le specialità, questo è il vero problema. C’è chi ha accusato alcuni medici di preferire la “carriera” privata al pubblico, dunque non è così? Direi proprio di no.  Sicuramente anche fra i medici ci sono piccole sacche che preferiscono altre vocazioni ma la realtà è ben diversa.  Si deve poter svolgere il proprio lavoro in maniera dignitosa e quando ci si trova con carenze strutturali, professionali e con altre problematiche di vario genere è difficile mantenere la propria dignità di medico.  Semplificando, se c’è una struttura fatiscente, una carenza di medici e, magari, anche difficoltà logistiche, lavorare in tranquillità diventa un sogno, o meglio una chimera.  I medici hanno stipendi inadeguati e non sono gratificati in alcun modo anzi, l’Italia è l’unico paese insieme alla Polonia, sono anche sottoposti alla mannaia dei procedimenti penali.  La professionalità non viene tutelata e quando avviene qualcosa tutti sono pronti a prendere il medico come capro espiatorio, basti pensare a ciò che è avvenuto a Nola recentemente.  Probabilmente nel privato un medico può svolgere la sua professione con tranquillità, senza essere sottoposti a stress continui.  Le difficoltà nel reperimento di figure professionali nel pubblico sono dunque dovute a, mancanza di programmazione, blocco del turn-over e sicuramente allo scarso livello di tutela della professionalità, non è certamente un problema economico.

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