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Idee, proposte e discussione per il centro storico presentate al consiglio comunale semi-aperto

I temi della ripresa economica e dell’assetto generale del centro storico di Orvieto sono stati al centro del dibattito del Consiglio Comunale del 5 aprile scorso, convocato su richiesta dai consiglieri Roberta Tardani e Roberto Meffi (Forza Italia), Andrea Sacripanti (Gruppo Misto), Stefano Olimpieri e Gianluca Luciani (Identità e Territorio) in seduta straordinaria “aperta” alla partecipazione delle categorie e delle associazioni espressione delle istanze dei cittadini.
Il tema è stato introdotto dal presidente, Angelo Pettinacci che ha dato lettura della  richiesta presentata dai gruppi: da tempo la città nel suo complesso ed il centro storico in particolare stanno subendo un sempre più forte e marcato impoverimento. Eccetto rarissime eccezioni, da questo declino costante,  purtroppo, non viene risparmiato nessun settore economico e produttivo, così come non possono dirsi estranei alla crisi sempre più diffusa e generalizzata tutti gli strati sociali e generazionali della nostra realtà.
La crisi economica sta aggredendo in maniera sempre più penetrante tutti i comparti del commercio e delle piccole attività imprenditoriali, mentre il sensibile e costante calo demografico sta riducendo di molto la vitalità del centro storico. Questi due fenomeni, oggettivamente, sono sotto gli occhi di tutti e non possono essere negati: non è più possibile assistere inermi a questo declino e derubricare i fenomeni a mere questioni marginali, quando invece occorre fare in modo che questi fenomeni diventino al più presto oggetto di dibattito e di confronto, oltre ad incardinarli in via prioritaria nell’agenda politica ed amministrativa della città.
Aprire un dibattito serio sui problemi del centro storico non significa voler costruire una contrapposizione con le altre parti del nostro territorio, così come far emergere tali questioni non vuol dire banalizzare il fenomeno e ridurlo a ripicche e conflitti. Sarebbe, questo, un errore che nessuno può permettersi.
Da sempre il centro storico rappresenta il punto di riferimento ed il traino per un ampio territorio di riferimento. Ed è per tali ragioni che la sua crisi deve essere letta ed affrontata come crisi di sistema: infatti, il territorio orvietano ha da sempre il suo fulcro nel centro storico e solamente una rigenerazione ed una ripresa dello stesso potrà ridare slancio e centralità ad una realtà molto più ampia che interessa anche zone che vanno al di là dell’area orvietana.
E’ indubbio che in questi ultimi tempi alcune scelte politiche ed operative hanno contribuito fattivamente ad accelerare il processo di impoverimento e depotenziamento del centro storico, provocando un diffuso scoraggiamento nella popolazione e, soprattutto, in tutte quelle attività commerciali che si fondano sull’impresa familiare e che rappresentano uno dei pilastri su cui si sostanzia l’intera economia cittadina.
Siamo tutti a conoscenza che la crisi sta assottigliando il numero delle attività commerciali a gestione familiare e che la redditività delle attività ancora operanti hanno visto ridurre notevolmente i fatturati ed i relativi profitti: in questo quadro d’insieme è doveroso rammentare che, mentre le grandi catene di distribuzione reinvestono i propri profitti in territori diversi dal nostro, quelle a gestione familiare producono economia sul territorio perché non possono far altro che investire i propri guadagni nella stessa area in cui operano.
Il centro storico di Orvieto è tra i più grandi dell’Umbria ed ha delle caratteristiche assolutamente peculiari: per questo non può essere omologato a realtà similari ed ha la necessità che tutti i provvedimenti che lo interessano direttamente o indirettamente debbano essere inclusi in un progetto integrato ed organico; considerare le politiche per il commercio, per la viabilità, per la riqualificazione abitativa, per la sosta ed i parcheggi, per la gestione e la valorizzazione del patrimonio, per il turismo, per la cultura e per il sociale, come settori autonomi e distinti l’uno dall’altro sarebbe un errore senza precedenti che produrrebbe il colpo finale al centro storico ed a tutto il territorio dell’orvietano.
Pertanto, non è più eludibile una seria ricognizione sui beni immobili di proprietà comunale, al fine di costruire un percorso di riqualificazione dell’immenso patrimonio pubblico teso a creare economia e a sviluppare un sistema residenziale di qualità per incrementare il numero di residenti nella città. Di fronte ad una crisi che ormai è divenuta grave e diffusa, il centro storico necessita di un progetto organico e di prospettiva, finalizzato a mettere in campo un nuovo processo di rigenerazione e dare ossigeno all’intero settore economico-commerciale e a creare una forte ed importante spinta all’incremento residenziale ed abitativo. Tali considerazioni necessitano di un approfondito e costruttivo dibattito, oltre ad una reale e concreta spinta partecipativa da parte della cittadinanza”.
Ha aperto il dibattito Fabio Forlani, Università di Perugia che ha introdotto il progetto di ricerca dell’ateneo sulla riqualificazione turistica dell’intero territorio orvietano, progetto che affronta anche la questione del centro storico “centro commerciale naturale". A tale proposito ha ricordato che la questione dello svantaggio competitivo tra centri commerciali naturali e centri commerciali artificiali è emersa a livello nazionale da molti anni, evidenziando che già nel 2001/2002 le stesse problematiche riguardavano importanti dei centri storici della zona adriatica e molte realtà europee. “I centri storici – ha detto - hanno per loro natura uno svantaggio competitivo rispetto ai centri commerciali artificiali in termini di frammentazione dell’offerta merceologica, accessibilità e logistica, inoltre sono presenti vari tipi di vincoli. Quindi data l’impossibilità di costruire un piano organico di proposta occorre investire sui vantaggi che invece ha un centro commerciale naturale. Sul tema in questione è stata prodotta un’ampia letteratura. La questione è  rilevante ma non è di oggi e si inserisce in un quadro nazionale di ripensamento strategico delle città che punta sulle vocazioni. La Regione Umbria ha colto questa istanza già da alcuni anni (2013).
Considerata la vocazione storico, artistica e culturale di Orvieto vanno fatti una seri di interventi individuando i target di riferimento, sfruttando le aree dismesse di riqualificazione. I percorsi e i risultati di riposizionamento richiedono un periodo medio-lungo di analisi di un contesto sociale articolato. La letteratura turistica dice che i centri storici vanno pedonalizzati, nella letteratura sui centri commerciali naturali si dice che la circolazione veicolare va evitata. In punto è scegliere il fruitore giusto attraverso l’analisi dei flussi e dei dati”.
 Al termine dell'intervento di Forlani è stato il turno delle varie associazioni invitate dalla presidenza del consiglio comunale.
Massimo Perali “Orvieto per tutti” ha ricordato il percorso dell’associazione, nata un anno fà sulla base di una riflessione complessiva rispetto alle proteste e alle preoccupazioni che serpeggiavano fra operatori e cittadini. “Ci siamo organizzati per progetti – ha detto – guardando alle problematiche più immediate del centro storico, al suo rilancio e al piano di marketing turistico. Dalla scorsa estate abbiamo impostato il progetto del centro commerciale naturale attingendo a dei finanziamenti e ad sistema di rete all’interno della città sfruttando dalle sinergie delle varie realtà lavorative, che ci consente di aver un unico data base per fare promozione. Dopo una fase di contrapposizione con l’amministrazione siamo riusciti ad avviare un percorso di reciproca riconoscibilità. Il fare rete è uno dei temi che vanno valorizzati in assoluto. Solo in questo modo possiamo diventare interlocutori validi e far passare le nostre proposte.
Oggi collaboriamo alla promozione degli eventi e delle varie attività che avvengono nel centro storico. Siamo convinti che dobbiamo remare tutti dalla stessa parte. Il piano che è stato impostato per il turismo è una linea direttrice da implementare. Già dallo scorso anno stiamo cogliendo dei risultati. Rispetto alle proposte sulla vivibilità del centro storico da noi avanzate ad agosto, ci spiace constatare che nessun consigliere comunale abbia dato un riscontro. Altri problemi riguardano la necessità di rivedere la gestione del servizio di raccolta rifiuti nel senso che gli orari del ritiro non vengono rispettati, rivedere la ZTL, quanto alla gestione dei parcheggi centrali si dovrebbe dare la possibilità al cittadino che viene da fuori di poter sostare almeno mezz’ora in alcune piazze; i parcheggi insilati vanno utilizzati per la sosta lunga, quindi l’eventuale agevolazione dei costi va fatta conoscere attraverso una capillare azione di comunicazione sotto tutti i punti di vista (eventi, tessere parcheggi insilati, ecc). Tutti dobbiamo capire che ciascuno deve fare un piccolo passo indietro a beneficio di tutta la città. Infine, suggerisco che il Comune istituisca e gestisca un blog dove tutte le problematiche trovino soluzione”.
Daniele Morroni, Associazione ABBA / B&B e affittacamere: “facendo la fotografia dello stato di fatto occorre capire se Orvieto vuole essere una città turistica.  Se sì, vogliamo capire se l’amministrazione intende cambiare l’attuale sistema farraginoso che ruota attorno al settore e bisogna applicare le regole ad esempio per contrastare l’abusivismo. Inoltre tenere sempre aperto l’ufficio IAT come pure la biblioteca, intervenire con una segnaletica turistica adeguata ed una cartellonistica regolamentata, tenere la città pulita, rendere efficiente il servizio taxi, istituire un bus turistico, il servizio wifi gratuito nelle piazze. Forse la tassa di soggiorno quest’anno consentirà l'attuazione di  queste proposte. Il 10 ottobre 2015 alcuni consiglieri comunali presentarono una mozione sui B&B ma l’amministrazione non risulta abbia controllato tutti e quantomeno ha controllato quelli che sono già in regola. Dobbiamo capire che la città è al servizio del turista non il contrario. Serve una programmazione di eventi per far vivere la città tutto il giorno e tutto l’anno”.
Gianni Mencarelli, Cittadinanza Attiva: “iniziativa importante perché da molto tempo serviva un confronto. Sento che si parla molto di turismo, Cittadinanzattiva invece ha messo al centro la questione dell’immobile ex-ospedale. Lo dico perché proprio ieri ho appreso da notizie di stampa che è già tutto deciso, a dirlo non è il sindaco ma un assessore! Io ribadisco che in una città sono fondamentali i cittadini che la abitano. Da anni questa città è preda si ‘saccheggi’ da parte della Regione Umbria, ricordo la USL che era attiva ma venne sacrificata per evitare un referendum, ed oggi con la questione dell’utilizzo degli immobili. Abbiamo partecipato a tutti i tavoli dal QSV che è stato mortificato, forse buttato in qualche cassetto e che invece andrebbe recuperato. Il tema del vecchio ospedale va a coprire un pasticcio: sostenere i deficit di bilancio del Comune comprando un pezzo di ex caserma per costruire il Palazzo della Salute da parte della USL sarà un nuovo bluff.  Da sempre è stato detto che l’unico contenitore pubblico è quello di piazza del Duomo, cioè l’ex ospedale.  E’ il solo bene che i cittadini hanno.  C’è una sofferenza enorme per i servizi ai cittadini nella terza età, tante badanti sopperiscono alla mancanza di servizi e i soldi vanno all’estero. Il ‘Lascito De Solis’ è diventato un bene a reddito della Regione e non a beneficio della città.  Se fosse stato venduto le risorse sarebbero tornare a beneficio dei cittadini. Su questi temi anticipo un convegno a cui stiamo lavorando. Già 1552 persone hanno firmato ed aderito alla nostra idea. Il lascito equivarrebbe da solo a tutto l’immobile ex Ospedale le cui stime della Regione si avvicinano a quelle della vendita dell’ex farmacia comunale. Servono più tavoli di confronto su questo tema. Non dobbiamo parlare solo di come attrarre e far sostare i turisti, ma pensare al progetto di città che vogliamo”.
Mario Tiberi, “Cittadinanza a Cinque Stelle del Comprensorio Orvietano”: “da alcuni mesi a questa parte ho ritenuto non partecipare più al dibattito cittadino per varie ragioni: 1) questa città è già di per sé litigiosa e disunita al suo interno, perciò non vorrei contribuire io stesso a questo; 2) troppo spesso siamo diventati un popolo di parolai e non altro. Nonostante ciò ho ritenuto di dedicare ad Orvieto una Trilogia pubblicata dai giornali on line locali e dell’Italia Centrale. Questa città è diventata da stagnate ad agitatrice per i suoi cittadini che ancora vogliono essere attivi e partecipi nella ideazione di qualcosa di utile per tutti. Non voglio fare il parolaio quindi ho individuato tre luoghi: la vera Porta di Orvieto (che non è in via Costanzi), il centro (Torre del Moro / Palazzo dei Sette) e l’area del Quartiere medievale ed ex Campo Boario. 3 aree e 3 circuiti: quello della ricreazione e ristorazione; quello delle arti e mestieri; quello della storia e della cultura. Dalle tradizioni dell’antico alle originalità del nuovo e del moderno.
Concludo con una proposta: nell’ottica del superamento della litigiosità e disunione e non in concorrenza ma a complemento del lavoro che stanno facendo gli esperti della materia, invito l’Amministrazione ad istituire un ‘Concilio Civico’ dove tutto quello che oggi viene detto venga messo a frutto in un confronto con le pubbliche autorità. Può essere l’occasione per tirare un linea sul chiacchiericcio che da troppo tempo si fa”.
Lucio Riccetti, Italia Nostra Umbria: “sarebbe stato opportuno che in apertura di questa assiste fosse stato presentato il piano dell’Amministrazione per il centro storico su cui ci saremmo potuti esprimere. La relazione di apertura ha focalizzato l’attenzione su: qualificazione turistica, fruizione e target che sono punti qualificanti di un progetto che, o non c’è o ci viene tenuto nascosto. Altro tema citato è il rapporto tra centro commerciale naturale e centro commerciale artificiale, richiamando l’attenzione sull’aspetto essenziale che riguarda la nostra città il cui punto di forza è il patrimonio storico-artistico e naturale che è la sua bellezza. Il centro storico non è un elemento isolato ma fa parte di un sistema territoriale e culturale che si chiama paesaggio. Da questo non si può prescindere, ma questo paesaggio ad Orvieto non c’è più, vedi: la discarica, l’inquinamento del fiume, le colture intensive, la privatizzazione delle sorgenti del Tione. In questo contesto cosa significa allora parlare di centro storico?
Per arrivare ad Orvieto in modo veloce abbiamo il sistema ferroviario, treni che però rischiamo di perdere perché l’amministrazine ha rinunciato a candidarsi per la stazione ‘Media Etruria’ che servirà alla chiusura delle stazioni di Orvieto e Orte. Per poi parlare della disponibilità dei parcheggi per il turista che arriva e dei parcheggi per residenti, e dell’utilizzo degli ex beni patrimoniali pubblici con strutture che ‘pesano’, come l’ex caserma e l’ex ospedale. Altro tema che si potrebbe affrontare è quello delle grandi mostre che ormai sono una delle attrattive più forti del turismo qualificato, anche se non sono sempre qualificate. Abbiamo una serie di edifici ‘ex’ ma non un edificio in grado di essere attrezzato per mostre di opere di grande valore. Il 2017 è centenario della morte di Edgar Degas che nel 1858 fu ad Orvieto e proprio la tela da lui dipinta intitolata ‘Scene di guerra del Medioevo’ per Orvieto ha una grande particolarità: le figure centrali sono riprese dai bassorilievi del Duomo. Apprezziamo gli accordi con Bolsena e Bagnoregio ma Orvieto potrebbe fare di più avviando accordi con strutture internazionali”.
Raimondo Cecere, Associazione “Orvieto Ludica”: “il mondo del gioco è entrato a far parte del mondo del lavoro. Il settore è ormai presente negli spazi fieristici di molte città da Modena che in 2 giorni ha registrato 32 mila visitatori e persone appassionate; Lucca che per 4 giorni all’anno organizza un evento che ospita 85 mila visitatori paganti, si potrebbero fare molti altri esempi ma in Italia intorno a questo settore ruotano molte associazioni che hanno un punto in comune e che mettono a valore le loro esperienze creando qualcosa.   Si possono organizzare molti eventi, un esempio è quello che stiamo proponendo alla Fortezza Albornoz, ma è necessario che vengano messi a disposizioni degli spazi, luoghi di incontro. Per organizzare queste cose e per organizzarsi serve un luogo comune ove fondere le proprie idee e cominciare a fare delle attività per promuovere il territorio. Ci sono molte persone che hanno volontà di fare ma hanno bisogno di luoghi d’incontro. Queste associazioni che sono luogo di incontro per tutte le generazioni, possono offrire il loro supporto ad altre manifestazioni già collaudate. La prospettiva è quella di organizzare eventi di richiamo internazionale”.
Francesco Lanzi, Confindustria Umbria / Presidente sezione di Orvieto: “ho ascoltato con grande interesse i vari interventi. Alcune idee ci sono già. In questa sede confermo la disponibilità di Confidustria al confronto e a partecipare ai tavoli che si costituiranno con le varie associazioni.  In questi giorni abbiamo incontrato il Sottosegretario On. Bocci su varie tematiche fra cui il danno indiretto del terremoto ed abbiamo ribadito alcune proposte, non ultima: quella dell’appello alle Istituzioni affinché le gite scolastiche tornino in Umbria e ad Orvieto. Orvieto ha sofferto molto della chiusura della caserma e c’è la necessità di ripopolare il centro storico, ma c’è anche l’esigenza di stabilire una sequenza di eventi significativi per la città al di là del calendario delle manifestazioni. Noi siamo a disposizione, abbiamo uffici competenti e siamo disponibili a sederci ad un tavolo con l’Amministrazione”.
Claudio Pagliaccia per la presidenza di CNA Umbria: "la fortuna di questo territorio è che Orvieto vive dei suoi artigiani e il centro storico è ancora molto popolato di artigiani che vivono, lavorano e reinvestono sul territorio. Il terremoto non è motivo per piangersi addosso. Sono già aperti dei tavoli. I dati raccolti possono essere fondamentali per il Marketing. CNA è disponibile a partecipare agli ulteriori tavoli di confronto che si vorranno attivare”.
Vincenzo Peparello di Confesercenti nazionale ha definito positivi i vari interventi e  dichiarazioni di disponibilità,così come il resoconto della fase iniziale di studio e di ascolto fino ad arrivare ad una sintesi strategica degli interventi, quindi si è soffermato sul problema delle perdite generalizzate dei pubblici esercizi e delle piccole strutture ricettive a livello nazionale a causa anche si una non immediato riposizionamento dell’offerta che ora avverrà fra territori e paesi. Ha anche ricordato che in tema della valorizzazione dei centri storici arriva negli anni ’70 con il boom economico, quando le persone si sono portare verso la ricerca della qualità della vita; lo sviluppo dei centri commerciali si basa sul grande attrattore delle grandi superfici che sviluppano una serie di altre attività dandole in affitto di altre aziende che hanno poi generato il fenomeno del al turnover. “La stessa evoluzione – ha sottolineato - ha riguardato il pubblico esercizio, la bottega artigianale. Allora le Amministrazioni pensavano che tutto quello che si poteva decentrare andava favorito. La legge quadro di liberalizzazione, il ‘decreto Bersani’ parla dei piani di urbanistica commerciale non più di piani commerciali. Dal concetto autorizzatorio si passa ad nuova stagione di liberalizzazioni, nascono i primi conflitti tra operatori commerciali. E’ giusto fare autocritica perché oggi serve una programmazione unitaria al posto delle tante programmazioni. Per portare l’interesse al centro della città, si deve tornare a mettere al centro il cittadino e le imprese.
Come organizzazione vogliamo portare il nostro contributo mettendo a disposizione i nostri strumenti. Il centro storico a misura di turista è vantaggio competitivo, da mettere in campo con progetti di pacchetti turistici che mettano insieme strutture, servizi e professionalità. Le risorse comunitarie stanno dentro i sistemi di sviluppo locale che richiedono il partenariato pubblico-privato ma anche il partenariato commerciale tra privati. Si deve partire da una carta dello sviluppo del centro storico e del turismo dove tutti gli attori stanno insieme. Quella carta serve alla programmazione negoziata in cui presentare i progetti per i fondi europei finalizzati alla riqualificazione. Serve dunque un adeguamento. Forniremo all’amministrazione comunale le nostre esperienze. Occorre pensare ad un turismo non monotematico ma trasversale e, per Orvieto, ad un turismo tutto l’anno, accessibile e sostenibile per le categorie”.
 Dopo le associazioni è stata la volta dei consiglieri comunali e del sindaco.
Stefano Olimpieri (Identità e Territorio): “esprimo soddisfazione anche a nome degli altri consiglieri che hanno chiesto questo confronto nel luogo massimo del dibattito cittadino. E’ già un risultato. Mettere il centro storico all’attenzione della nostra agenda deve indurci a confrontarci. E’ vero, il centro storico non è una cosa a sé stante ma è il punto di riferimento di un territorio. Noi non possiamo certo fermare la crisi così come dobbiamo subire il terremoto lo subiamo, tuttavia possiamo avere la possibilità di incidere sulle politiche per lo sviluppo. Nessuno ha le soluzioni in tasca ma certe scelte amministrative e politiche a volte fanno danni seri. Rispetto al patrimonio ci sono almeno 7 immobili importanti, ormai ‘ex’ che potrebbero rimettere in cammino la città. L’ex Ospedale non può essere messo in vendita come fosse un capannone della zona industriale, quindi non si deve permettere che la Regione e la Usl facciano questo. E’ una partita su cui Comune deve tenere gli occhi aperti. Anche il lascito De Solis è stato un treno perso. Per l’ex caserma, non si sa che fine abbia fatto il progetto del Campus Universitario. Sono passati mesi e non sappiamo nulla. Auspichiamo che la funicolare torni ad essere gestita dalla nostra città senza accontentarci delle elargizioni che ci vengono concesse dall’attuale soggetto gestore. Il QSV è stato abbandonato troppo repentinamente dall’Amministrazione, mentre invece era uno strumento reale di partecipazione dei cittadini. Serve ritornare a tariffe ragionevoli dei parcheggi, così come ci chiediamo quale senso abbia aver tolto posti auto in alcune piazze, a partire da piazza del Popolo in assenza di progetti di rivitalizzazione. Il consiglio comunale e l’amministrazione devono rimettere in moto un dibattito aperto all’interno della città per valorizzare le sue realtà vive”.
Andrea Sacripanti (Gruppo Misto): ho ascoltato l’introduzione del Dott. Forlani e spero che lo studio non si risolva tutto in qualcosa che già conoscevamo. Io penso che non dovremmo solo puntare sulle vocazioni storiche e artistiche della città per il turista, ma anche a riportare i residenti del nostro territorio nel centro storico di Orvieto per spendere, consumare, fare acquisti, e lo possiamo fare partendo dalla rivisitazione del costo dei parcheggi che è iniquo. Distinguiamo inoltre le sofferenze che oggi scontano i residenti nel centro storico. La prima misura da adottare è quella di rivedere il sistema parcheggi e fare in modo di non essere l’unica realtà del mondo dove la seconda ora costa più della prima.  Nel centro storico non ci sono più servizi: quel poco che potevamo mantenere è stato decentrato! Aver dislocato i vigili urbani in via Roma è stata una scelta devastante anche dal punto di vista di un presidio per la sicurezza dei cittadini e dei turisti vista la presenza del fenomeno dell’accattonaggio. L’esposizione dei cartoni e della plastica fino alle ore 11 della mattina è un problema reale. Inoltre, nel centro storico non ci sono strutture sportive, tutto è decentrato a Ciconia. Quanto al turismo è vero non vengono organizzati eventi che trattengano il turista almeno tre giorni segno che manca organicità e un progetto. Ognuno va in ordine sparso, non sappiamo che fine abbia fatto ‘Carta Unica’. Il turista sconta anche la mobilità alternativa che funziona a giorni alterni. Non c’è un servizio taxi decoroso. Tutte situazioni queste che ho elencato che vanno assolutamente riviste, peraltro, come opposizione abbiamo avanzato delle proposte. Dal punto di vista della comunicazione non è meglio dire che i parcheggi sono gratuiti piuttosto che lanciare messaggi contraddittori? Abbiamo chiesto che i 2 milioni dell’avanzo di amministrazione fossero impegnati per reinvestire, invece l’amministrazione li ha voluti usare per l’uscita anticipata dal  predissesto! Oggi abbiamo un quinto della città che corrisponde all’ex caserma praticamene bloccato ed un quartiere medievale fermo. I proventi della tassa di soggiorno dove sono finiti? La città deve riflettere. E’ una città per anziani o per i giovani? L’Albornoz va messo in sicurezza! E’ una città della cultura? Perché allora non si valorizza Orvieto underground. Questi tre anni hanno portato l’immobilismo della città e ora serve l’impegno di tutti per ripartire”.
Tiziano Rosati (Sinistra Italiana): “Orvieto ha sicuramente vissuto tempi migliori ed ha avuto una progettualità politica che immaginava proiezioni demografiche tendenti a 30 mila ai abitanti. Oggi assistiamo al fenomeno inverso e non siamo neanche 20 mila abitanti. I giovani della mia generazione non stanno più ad Orvieto perché oltre alla mancanza di lavoro c’è mancanza di spazi, di opportunità e luoghi di aggregazione. Una volta laureati tendono a restano fuori sede. Diciamo di essere una città turistica ma non pedonalizziamo il centro storico. C’è una quantità diffusa di case sfitte e non si riesce a calmierare gli affitti per attrarre i giovani. Ad Orvieto c’è intolleranza su tutto, sappiamo gridare solo allo scandalo, che siano i cosiddetti ‘accattoni’ o la droga. Io propongo che si intercettino i turisti di passaggio attraverso varie iniziative. Anche con la passata amministrazione all’Albornoz abbiamo organizzato delle manifestazioni, fermo restando che le associazioni che le propongono si fanno carico della gestione degli eventi”.
Claudio Di Bartolomeo (PSI): “dobbiamo capire che cosa dobbiamo fare di Orvieto e su quali temi puntare affinché questa città rifiorisca. Una città, la nostra, che può offrire molte cose e molte occasioni. Dobbiamo però approntare tutte quelle misure di marketing che per prima l’amministrazione comunale deve agevolare. Reputo giusto costituire un polo di discussione delle problematiche che sono comuni alla città e non ai singoli, questo confronto serve a costruire il giusto marketing. Sono fiducioso”.
Roberto Meffi (Forza Italia): “a Rosati rispondo che i problemi vanno affrontati e risolti; infatti, in questa città chi spaccia la droga è ben servito dalla giustizia. Tornando al tema di questo consiglio comunale, le associazioni hanno mostrato di discutere, dare contributi per problemi che sono molti seri e di non facile soluzione. Un comune come il nostro non può poggiarsi soltanto sul turismo, nel senso che ci sono dei mesi che vanno comunque coperti in assenza di manifestazioni e trend. La vocazione turistica di Orvieto è evidente ma poggiare uno sviluppo del territorio unicamente sul turismo è un problema culturale. La presenza delle associazioni è un contributo importante. Orvieto deve guardare ai mercati internazionali ma anche al suo hinterland territoriale. La mia proposta è: ridurre il carico del costo dei parcheggi o addirittura prevedere la gratuità per i residenti orvietani, fare meno multe che stanno diventando un deterrente per portare gente ad Orvieto; infine, la vera scommessa per Orvieto sta nella caserma Piave, questione su cui occorre innescare i meccanismi per portare nuove aziende nella nostra città. Alcuni segnali andrebbero dati subito”.
Angelo Pettinacci (PD): “questo consiglio comunale aperto è una grande occasione per capire cosa fare insieme, vista anche la richiesta pervenuta dalla maggior parte delle associazioni, e ci chiediamo che tipo di domanda economica/turistica ci dobbiamo aspettare per i prossimi anni e, soprattutto, se siamo pronti ad intercettare un nuovo tipo di domanda e di economia. I nostri flussi turistici 15 anni fa davano circa il 29% di turisti stranieri e il restante 80% di italiani; oggi il turismo straniero è arrivato al 56% e questo dato ci dà la misura dell’inadeguatezza che abbiamo rispetto alla domanda che è poi quella che fa il mercato. Altro tema non disgiunto dal primo è quello del mercato elettronico per gli acquisti on line anche di pacchetti turistici e che impone di cambiare il target per intercettare il nuovo turismo. Il nostro vantaggio rispetto ai portali commerciali è che abbiano un centro storico da posizionare verso chi è attratto da questo tipo di offerta turistica.   Rispetto alla ex caserma (dove il progetto Campus è stato portato avanti e siamo in attesa delle fideiussioni finalizzate alla valorizzazione), all’ex ospedale ed altri contenitori vuoti dico che dobbiamo riportare la residenzialità nel centro storico, ripopolandolo di coppie giovani, altrimenti i negozi di prossimità finiranno per chiudere. Penso infine che dobbiamo riprenderci un po’ dell’orgoglio orvietano che avevano i nostri predecessori, e volere più bene alla nostra città in tutti i suoi momenti come quelli legati alle festività storiche e alla tradizione. Sulle multe mi limito a fornire un dato inequivocabile: nel 2016 sono state 8.300 mentre nel 2009 e negli anni successivi il trend fu di 13.000. Forse c’è terrorismo psicologico”.
Roberta Tardani (Forza Italia): “il problema del commercio va affrontato nella sua complessità. A livello nazionale non è certo colpa del Comune di Orvieto, tuttavia continuare a nascondere che c’è questo problema e che alcune misure adottate hanno contribuito a danneggiare il comparto economico della città, per me significa nascondere la terra sotto la sabbia. Aver ridotto drasticamente i parcheggi nel centro storico ha indebolito il movimento ed i flussi proprio nel centro storico. Il centro storico non è un museo, ma attrae e si valorizza attraverso i residenti ed i turisti anche del comprensorio. Io credo che sia importante ed urgente un piano di marketing urbano che tenga conto dei seguenti fattori: turisti, residenti ed operatori commerciali. Ovviamente non ci sono ricette facili ed immediate, ma il fatto stesso di riportare anche la quotidianità in questo centro storico è fondamentale. Il tema della valorizzazione degli immobili è anch’esso importantissimo, e banalizzare il tutto parlando di ‘ospizio’ anziché di albergo a cinque stelle è dannoso, nel senso che dobbiamo porci il problema di fornire servizi ed una qualità di vita a tutti, turisti e cittadini, anche in età avanzata. Le associazioni intervenute hanno dato la loro visione, ora serve che l’amministrazione sia ricettiva e faccia progetti organici di lungo periodo per la città nel suo complesso che abbiano valenza per tutto il comprensorio”.
Martina Mescolini (PD): “è opportuno ed interessante che sindaco ed assessori intervengano per presentare i progetti che si stanno portando avanti. Lo dico perché assistere ad una comunicazione che per lo più è stata portata avanti dagli ‘agitatori’ sui temi dei costi dei parcheggi, dove probabilmente è mancata una puntuale e costante comunicazione, significa non voler bene alla città. E’ stato fatto terrorismo sul fatto che non si poteva più parcheggiare ad Orvieto. Per me voler bene alla città significa far parcheggiare i turisti e dare loro la possibilità di godere di un centro storico unico. Perché non concentrarsi piuttosto sul progetto del Distretto Turistico Interregionale da poco costituito, o su quanto su può ancora realizzare nell’ambito del progetto ‘Experience Etruria’, o su come valorizzare il Palazzo dei Sette per le esposizioni d’arte, o chiedersi come sfruttare meglio i picchi turistici? Perché non valorizzare il fatto che il costo annuo di un parcheggio per chi lavora nel centro storico è di 300 euro? A scanso di fraintendimenti il collega Rosati ha voluto mettere in risalto il disagio giovanile delle nuove generazioni, tema su cui è  fondamentale l’unione delle associazioni, infatti è stato riattivato il ‘Forum del Terzo Settore’. I fenomeni vanno interpretati e stigmatizzare lo status di accattone è pretestuoso. Per noi chi è accattone è più semplicemente una persona bisognosa”.
 Giuseppe Germani, sindaco di Orvieto: “ringrazio i vari ospiti intervenuti e tutti i consiglieri che hanno dato un contributo. Rispetto alla vitalità commerciale del centro storico ci sono dei dati eloquenti che non vanno dimenticati: nel 2016 si sono registrate 21 nuove attività, di cui 6 posizionate in piazza del Popolo, per complessivi 45 posti nuovi di lavoro. Il parcheggio di piazza del Popolo doveva essere di scambio per chi arriva e fà degli acquisti, in realtà è troppo spesso utilizzato dagli stessi commercianti della zona.   Altro capitolo importante è quello di ‘Aree Interne’: proprio oggi (5 aprile ndr) è giunta la comunicazione dell’approvazione della Strategia da parte del Comitato Tecnico Aree Interne della Presidenza del Consiglio dei ministri. Ciò sta a significare l'approvazione di 11 milioni e 853 mila euro completamente dedicati allo sviluppo del nostro territorio. Ora occorrono i progetti degli imprenditori. Sul passato e il presente amministrativo mi limito a dire che abbiamo trovato il Comune indebitato ma abbiamo raggiunto l’obiettivo dell’uscita dal predissesto per favorire nuovi investimenti per lo sviluppo nella convinzione che la città ha le risorse interne per affrontare le varie questioni sul tappeto.
Rispetto all’ex Ospedale su cui, in questa sede intendo aprire un tavolo di confronto a tutto tondo, aggiungo che, dopo 10 anni, siamo riusciti a portarlo a valorizzazione e che presto uscirà il bando. Ci si può fare di tutto, è pacifico; aggiungo però che nel centro storico è indispensabile un albergo di una certa levatura e credo che possa essere fatto in quel sito, ma questa operazione non è scritta con il sangue! Sul PRG è scritto tutto, ora ci vogliono gli investitori e chi porta avanti quell’operazione. Molte altre ipotesi potrebbero dare le giuste risposte alle esigenze degli anziani, fra cui l’ex Inapli e l’ex Inam.
Per la ex caserma Piave abbiamo preso il progetto che veniva dalla passata amministrazione, lo abbiamo verificato e giudicato fattibile iniziando a prendere contatti con chi quel progetto lo aveva presentato; ora mancano le firme di chi mette le polizze fidejussorie di 15 mln di euro. Aggiungo  che sono pervenute anche due ulteriori proposte: una relativa allo spostamento di una direzione della Guardia di Finanza che vedremo se andrà avanti essendosi fermata per effetto della crisi di governo e l’a1tra che attiene ad una cordata di università straniere. Prima di parlarne con la città vogliamo vedere gli atti.
L’ex Tribunale lo abbiamo trovato vuoto e dopo in un anno e mezzo ora ospita il CSCO, presto l’Archivio di Stato e sono stati conclusi gli accordi per ospitarvi gli uffici dell’INPS e dell’ARPA che dallo scalo tornerà nel centro storico, questo a dimostrazione che si sta lavorando per tenere i servizi all’interno del centro storico. Con l’uscita anticipata dal predissesto si possono mettere risorse importanti sulla progettazione per Palazzo dei Sette che per fare le esposizioni d’arte ha bisogno di interventi ed adeguamenti.   Concludo sottolineando che lo studio che sta svolgendo l’Università di Perugia ci permette di intrecciare i dati a livello scientifico per poi fare una programmazione strategica basata non solo sulle risorse che abbiamo ma anche sulle interrelazioni con altri territori e regioni in un’ottica di rete”.

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