Questo articolo è stato letto 182 volte

Questione Te.Ma. Imbastoni vs Gnagnarini

Vi proponiamo un intervento di Giancarlo Imbastoni e la pronta risposta dell'assessore al Bilancio Massimo Gnagnarini
di Giancarlo Imbastoni Quello che mi spinge a intervenire,è innanzitutto la solidarietà ai lavoratori TeMa che da anni fanno molto di più del dovuto per tenere aperto il Teatro. C'è poi la possibilità che il dott. Gnagnarini sia tra due anni il candidato Sindaco e questo mi preoccupa. Mi preoccupa la sua visione "contabile/ragionieristica" della politica e delle conseguenze che sta avendo e che potrebbe avere sulla città. Questa visione del governo della città rappresenta l'esatto opposto a quella dello sperpero di 20 anni fa,ma è altrettanto deleteria e micidiale per il teatro e per Orvieto. Seguendo i ragionamenti di Gnagnarini (supportati prontamente dal dott. Moretti)qualsiasi soluzione alternativa al caso TeMa oltre che essere impraticabile è comunque sconveniente per il Comune,quindi se tanto mi da tanto si avvierà una gara che (mettiamo in autunno) andrà deserta e addio stagione,Tema,Teatro,e un domani forse (si fa per dire) addio a UJ winter. Mettiamo che per un paio di anni il teatro rimanga fermo, vuoto, ad ammuffire, ma con tutte le spese fisse (manutenzioni,canoni,assicurazione)ancora in essere. Mettiamo sempre per ipotesi che nel frattempo Gnagnarini sia diventato Sindaco (a Orvieto a volte succedono queste cose)e seguendo la sua logica io temo, e non è avventato pensarlo, che il teatro possa essere posto in vendita; sempre che non ci sia arrivata prima qualche ipoteca ad accelerare la questione. Fantascienza? successe qualcosa del genere una decina di anni fa col Carmine e solo all'ultimo istante fu sventata la vendita. Solo che il Carmine è un teatro di"base"diciamo così, mentre il Mancinelli è molto più complicato ed è una "macchina" (spero che su questo non ci siano obiezioni) che non può essere fermata,senza comprometterla. Quindi la Giunta Germani(formalmente si chiama così)farà a meno della sua più efficace e prestigiosa fabbrica di cultura,in una città che si definisce città d'arte e si candida bizzarramente anche ad esserlo ai concorsi nazionali. Non solo,tutto questo dopo averci speso milioni di€ di fondipubblici nelrestauro della struttura che ne fa l'orgoglio e la differenza con molte altre città. L'ex ministro Tremonti disse una decina di anni fa l'infelice frase con la" cultura non ci si mangia " a Orvieto non si va molto più in la':una politica troppo contabile crede che l'unica cultura da promuovere sia quella tipo del pozzo di san Patrizio,poche spese tanti biglietti.  .Manco fossimo a Bomarzo. Concludendo cari amministratori riportate la storia sul binario della politica,se qualcuno è in grado di farlo perché CONVIENE PRIMA DI TUTTO A VOI,che in una città come Orvieto esista il Mancinelli e la TeMa, i tanto sbandierati soldi dell'uscita dal pre-dissesto, se esistono veramente spendeteli anche li . Se Orvieto vuole vendere nel mondo la bellezza fate qualcosa di semplice e difficile,investite nella bellezza, ,il Teatro ci migliora.
di Massimo Gnagnarini - assessore al Bilancio Il dott. Imbastoni mi vuole ricordare, sostanzialmente, che la bellezza e la cultura a Orvieto viaggiano intimamente collegate alla politica ovvero a quel sistema di relazioni che in questo, come in altri settori della nostra vita cittadina, si è radicato nel tempo in luoghi simbolo e considerati intoccabili dove si esplicano gli incarichi, le prebende e le gestioni di alcuni dei principali servizi comunali. E' una concezione che trova d'accordo trasversalmente tutti i partiti che hanno governato la città in alternanza o anche in tacito sostegno tra loro, gli stessi che anche in questa consigliatura fanno sentire la loro voce per impedire o comunque rallentare il tramonto di quel modello di governance. Tale andazzo ha prodotto, nel caso del Teatro Mancinelli, anche buoni risultati grazie alla qualità delle persone che se ne sono occupate, ma anche molti guai per l'insostenibilità delle scelte e dei compiti assegnati e spesso imposti loro proprio dalla politica e le cui conseguenze non poco hanno pesato e pesano sulla ormai, per fortuna, sventata rovina finanziaria del Comune di Orvieto. Tuttavia questa forma autarchica di concepire la gestione culturale della nostra città ha influito nel rallentare ogni contaminazione e innesto di nuove esperienze e di realtà diverse non contribuendo di certo a rendere meno chiusa la società orvietana che ha invece urgente bisogno di aprirsi e di accettare la sfida di un mercato globale dove cultura e turismo sono un tutt'uno. Con la cultura si mangia eccome.... caro dott. Imbastoni su questo siamo d'accordo. Ma proprio per questo bisogna rispettare le regole. Da qui le gare ad evidenza pubblica predisposte da questa Amministrazione per l'affidamento della gestione del Teatro Mancinelli, quella della Torre del Moro, quella della Scuola di Musica, quella del Pozzo di San Patrizio, quella del Palazzo dei Congressi e così via. Cosa ci trovi lei di così tanto odiosamente ragionieristico e di poco #politicamentecorretto in questa diversa e più attuale concezione amministrativa della città non è chiaro. Anche perchè questo nuovo corso, la novità, che riguarda e si sostanzia nell'espletamento di gare pubbliche per l'affidamento dei servizi comunali, ha poco o niente a che vedere con scelte politiche a monte. Si tratta semplicemente di applicare le norme e le regole amministrative vigenti che valgono in tutto il Paese compresa la città di Orvieto, almeno fino a quando non decidessimo di proclamarne l'indipendenza dallo Stato Italiano. Quanto a una mia possibile prossima sindacaura si tranquilizzi che io non sono così abbastanza generoso e altruista. Con stima ed amicizia.            

Comments

commenti

Powered by Facebook Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *