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TeMa, lo psicodramma degno del miglior Kafka tra non scelte passate, fretta e debiti

L’affaire TeMa si ingigantisce giorno dopo giorno.  Durante il lungo ponte appena concluso si è consumato quello che potrebbe essere l’ultimo atto di una definitiva frattura tra il cda appena nominato dal sindaco (con l’esclusione di Calcagni e Mattioni) e quest’ultimo.  IL cda ha infatti raccolto quasi come un guanto di sfida la decisione repentina e, come sempre, totalmente nascosta, di prolungare per l’ordinaria amministrazione la convenzione TeMa al prossimo 30 agosto e di pubblicare il bando di affidamento della gestione del Teatro Mancinelli.  La frattura dovrebbe anche allargarsi all’intero consiglio comunale che all’unanimità aveva votato il prolungamento di un anno della convenzione stessa in attesa di capire come riuscire ad evitare il bando di gara e comunque di come salvaguardare i posti di lavoro.  Nel mezzo c’è la realtà dei fatti, la giurisprudenza, i conti economico-finanziari, il sindacato e la sua proposta di azienda speciale e qualche tentativo di inficiare il lavoro ottimo svolto dal precedente cda.   Prima di tutto occupiamoci di delibere e questioni politiche.  Nel primo scorcio dell’anno il cda legittimamente riunitosi e in ottemperanza delle regole si riunisce per deliberare sul rinnovo della direzione artistica e della nuova stagione teatrale.  Ambedue gli atti passano all’unanimità.  In un successivo momento la stessa delibera viene approvata dalla giunta comunale (come da atto in foto ndr) con la specificazione che sulla guida artistica la giunta non può deliberare mentre per la stagione viene dato il via libera anche in questo caso all’unanimità dei presenti.  Nel frattempo il cda viene cambiato con l’ingresso di nuovi membri e alla presidenza, un po’ a sorpresa viene eletto Stefano Paggetti.  Nel consiglio entra anche Piano Strabioli, attore-autore di origine orvietana.  Il nuovo consiglio inizia a lavorare per la ricognizione della situazione finanziaria dell’associazione, tra l’altro bene nota visto il documento inviato al sindaco dalla consigliera Cristina Calcagni (sempre in foto allegata ndr).  Arriva la decisione della giunta e anche il consiglio, in data 4 giugno, rompe gli indugi e invia un comunicato stampa piuttosto deciso che pubblichiamo in allegato.  E’ chiaro che il meccanismo si è rotto e ancor più chiaro che ritenevano di poter lavorare per almeno un anno per la costruzione dei presupposti di rilancio della TeMa stessa.  Tutto andato in fumo tanto che ora i consiglieri sono pronti ad incontrare i sindacati altrettanto preoccupati.    Fin qui la politica; ora arriva la parte più interessante.   Nel comunicato del cda si intravede l’ipotesi di annullamento della stagione approvata legittimamente dal precedente cda.  UN rischio che oggi la TeMa non può correre ancor di più ora che i limiti temporali di azione si sono fatti strettissimi per volere del Comune.  La stagione 2017/18 è stata approvata dal precedente consiglio all’unanimità e in presenza del numero legale.  Non solo, ma l’atto deliberativo è stato approvato dalla giunta comunale come da convenzione in prorogatio.  L’approvazione della stagione teatrale non può considerarsi un atto di straordinaria amministrazione perché insito nella mission di TeMa e della convenzione.  Infine le compagnie interessate sono state già oggetto di conferma e sicuramente i contratti in essere prevedono penali in caso di cancellazione degli spettacoli.  Anche per quanto riguarda la direzione artistica l’atto è pienamente legittimo e soprattutto la persona nominata è la stessa che ha costruito la prossima stagione teatrale, quindi ci sarebbe unitarietà di lavoro e intenti.   Non si capisce poi, la fretta del Comune che, andando contro un voto unanime del consiglio non solo scioglie la convenzione in atto al 31 di agosto ma presenta un bando per l’affidamento a cui difficilmente la stessa TeMa potrà partecipare.  Anche la salvaguardia dei lavoratori è incerta visto che nel bando si chiede l’assunzione se vengono richieste le figure professionali presenti, ma non si vincola nulla e nessuno, quindi se l’eventuale soggetto partecipante e vincente avesse in house sue figure professionali andrebbe ad utilizzare quelle.  Anche finanziariamente questa fretta rischia di tramutarsi in un vero e proprio bagno di sangue.  Secondo accordi e lettere di cessione del credito in favore di CRO il Comune è obbligato a pagare ancora 358 mila euro del residuo mutui tra rate postergate e in scadenza, ha un debito in essere con TeMa di circa 98 mila euro e nel caso di sospensione della stagione TeMa rischia di vedersi cadere tra capo e collo anche le penali che le compagnie sono pronte a chiedere, ma qui serve una nuova delibera di giunta per far concretizzare anche quest’incubo.  Rimangono poi attive altre partite debitorie e possibili liti tra Comune e TeMa che potrebbero ulteriormente allargare i confini del debito.  Ne vale la pena?   Anche nella soluzione prospettata dal sindacato, quella dell’azienda speciale permane qualche falla.  La prima riguarda proprio la natura privatistica di TeMa che è un’associazione privata nella quale partecipa il Comune (stando al parere legale richiesto dall’Ente stesso), quindi a quale titolo si andrebbero a caricare i costi del personale su un nuovo soggetto a totale controllo pubblico? La trasformazione di TeMa in azienda speciale è ancora più complesso se non impossibile vista proprio la natura privatistica di questa e l’eventuale carico dell’intera massa debitoria in essere in pancia al soggetto creato per la gestione diretta di servizi legati alla cultura e alla promozione turistica.  Le strade potrebbero essere a questo punto due, o la creazione di una società ex-novo con la conseguente messa a concorso dei posti di lavoro necessari, oppure la trasformazione della Fondazione CSCO, con socio unico il Comune, in azienda speciale all’interno della quale far confluire la gestione del Teatro e il personale.  Anche in CSCO abbiamo una situazione debitoria, non drammatica e con il raggiungimento dell’utile operativo nel conto economico, che dovrebbe essere cancellata per poter ripartire da zero con un soggetto “nuovo”.   La situazione è quella della tempesta perfetta e le colpe sono esclusivamente della politica che non ha mai voluto scegliere utilizzando TeMa troppo spesso come bancomat della cultura obbligandola a scelte, basti ricordare La Fenice, al di sopra delle proprie possibilità.  IN due anni la giunta Germani non ha creato i presupposti per evitare il bando e lo stesso è successo prima con Concina, e ancor prima con Mocio.  Qui mi tocca autocitarmi perché nel lontano 2004 proposi la creazione di due aziende multiservizi, una che comprendesse farmacia (all’epoca azienda comunale), manutenzioni stradali e del verde pubblico, luci cimiteriali e parcheggi, l’altra per cultura e alta formazione.  La stessa proposta la avanzai anche durante la mia permanenza al CSCO.  Nulla!  Del resto una proposta simile fu avanzata anche da Gianni Marchesini all’epoca della consiliatura Concina, nulla!  I nodi di queste non scelte, anche diverse ma ci dovevano essere, vengono ora al pettine in tutta la loro drammaticità con il rischio che a pagare poi siano i soliti noti e cioè i dipendenti.

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